Shintō, natura e ambientalismo – un rapporto complesso

20 Dicembre 2021 in Shintō

di Elena Cherubini

Negli ultimi anni, nelle librerie così come su Internet, abbiamo assistito a un vero e proprio boom di pubblicazioni sul Giappone, molte delle quali tendono a dipingerlo come un paese particolarmente “green”, vicino alla natura e attento alla protezione dell’ambiente e le cui secolari tradizioni rappresenterebbero la soluzione a uno dei problemi più importanti dei nostri giorni: la crisi ambientale. Questa potenzialità unicamente giapponese viene fatta risalire allo shintō, presentato come una religione antichissima e immutata nel tempo, incentrata da sempre sul rispetto e sulla venerazione della natura. L’elaborato si propone non solo di confutare tali affermazioni, ma anche di indagare come e quando sia nata la tendenza ad associare lo shintō all’ambientalismo, iniziando con una breve panoramica sullo sviluppo dello shintō tra il tardo periodo Edo e il dopoguerra, seguita da un’analisi più approfondita sul contesto e sulle modalità in cui lo shintō ha reinventato sé stesso – prendendo le distanze dal ruolo ricoperto durante la guerra – secondo il “paradigma ambientalista”. Infine, dopo aver tracciato la storia dello sviluppo di questo paradigma, l’elaborato porta esempi concreti per un’analisi critica dell’atteggiamento del Jinja Honchō, la maggiore istituzione shintō, nei confronti della tutela dell’ambiente.

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L’impegno pacifista di Oomoto fra universalismo e nazionalismo

13 Dicembre 2021 in Nuove religioni, Religione e società
jinruiaizenkai.jp

di Carolina Campopiano

Il raggiungimento della pace in terra è, per il movimento religioso Oomoto, un obiettivo fondamentale, perseguito attraverso la cooperazione religiosa internazionale e la promozione di una serie di attività culturali e filantropiche. Questa spinta universalistica ha però spesso assunto connotazioni nettamente nazionaliste, in particolar modo nel periodo precedente alla Seconda guerra mondiale. È possibile tracciare uno sviluppo di questa contraddittoria commistione di elementi attraverso l’analisi dell’esperienza di Deguchi Onisaburō in Mongolia, dei primi contatti interculturali con movimenti religiosi esteri e, più recentemente, dell’appello antibellico lanciato dalla branca secolare di Oomoto, nota come Jinrui Aizenkai.

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Il santuario Yasukuni: tra identità tradizionale e memoria collettiva ferita

6 Dicembre 2021 in Religione e società, Shintō

di Claudia Zancan

Il santuario Yasukuni a Tōkyō si trova al centro di una controversia sia nazionale che internazionale a causa della commemorazione dei 14 criminali di guerra di classe A segretamente pacificati e venerati da alcuni esponenti politici giapponesi, rientrando così tra gli esempi contemporanei di patrimonio contestato e difficile. La posizione di Yasukuni è più complessa di ciò che potrebbe sembrare a una prima lettura in quanto la sua identità originaria, ovvero il luogo principale in cui celebrare il rito di pacificazione degli spiriti inquieti dei morti in battaglia, si è inevitabilmente modificato nel momento in cui è diventato un simbolo politico.
Scopo di questo elaborato è comprendere l’identità oggi rappresentata dal santuario Yasukuni partendo da un’analisi del contesto storico e culturale per comprendere in che modo la cultura materiale può rappresentare una data ideologia e identità e in che modo i monumenti possono cambiare utilizzo e percezione a seconda del tempo storico.

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Il Cristianesimo in epoca Meiji: repressione e libertà

29 Novembre 2021 in Cristianesimo

di Michele Comelli

Questo elaborato analizza l’epoca Meiji per delineare come l’iniziale discorso anti-cristiano si sia trasformato in tolleranza, anche se non sempre tradotta nella pratica. Sarà presentato innanzitutto il ritorno missionario in Giappone nel 1858, seguito dall’abolizione dell’editto di proscrizione della religione cristiana nel 1876 e dalla proclamazione di libertà di religione con la Costituzione del 1889. A cui seguì la pubblicazione del Rescritto Imperiale sull’Educazione che comportò la riemersione del discorso anti-cristiano con l’Incidente Uchimura Kanzō negli anni ’90, per terminare seguendo i passaggi più cruciali che portarono il Cristianesimo a essere considerato una delle “tre religioni del Giappone”.

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